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La Cronaca Italiana: Io Lavoro

Ecco la video-intervista per la rubrica Io Lavoro de La Cronaca Italiana [Gruppo L’Espresso]

(di Tecla Biancolatte; filmmaker Valeria Lombardo, Francis Joseph D’Costa; montaggio Mariagrazia Morrone).

L’arte della barba tramandata da padre in figlio: nel negozio dei Caramico
Luigi ha 87 anni, Augusto 53, Yuri 25 e lavorano insieme a Roma, nel quartiere storico dell’Alberone. Sono barbieri da cinque generazioni. “Il nonno di mio nonno e suo figlio lavorarono ad Albano fino agli anni ’40, poi con i bombardamenti si spostarono nella Capitale, ed eccoci qua”, spiega Yuri.

Articolo | Fonte: IlTirreno

Io Lavoro. Padre, figlio e nipote barbieri: “Un’arte che la nostra famiglia si tramanda dal 1850”

Luigi ha 87 anni, Augusto 53, Yuri 25. Lavorano insieme, a Roma, nel quartiere storico dell’Alberone. Ecco l’intervista per la rubrica Io Lavoro di Tecla Biancolatte

“Siamo barbieri dal 1850, da ben cinque generazioni, questo è mio nonno, Luigi Caramico, questo mio padre Augusto. Io sono Yuri”. Luigi ha quasi 87 anni e a fare la barba è una scheggia. Ripete più volte che nel 1954, anno in cui aprì il negozio a Roma nel quartiere storico dell’Alberone, l’affitto del locale costava 30.000 lire. Inizia a raccontare la storia della sua discendenza e si commuove. Davanti alla telecamera si emoziona.

Yuri, 25 anni, si arriccia i mustacchi e prende la parola al suo posto: “Il nonno di mio nonno e suo figlio lavoravano ad Albano fino agli anni ’40, poi con i bombardamenti si spostarono a Roma, ed eccoci qua”. I prodotti da barba d’antan, le foto in bianco e nero e la sedia per bambini a forma di cavallo testimoniano la lunga storia dei Caramico, intervistati per Io Lavoro, la rubrica dell’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Gedi che incontra lavoratori che hanno voglia di raccontare la propria attività.

Ogni giorno i Caramico si ritrovano in barberia alle 7,30 del mattino. “Abbiamo deciso di mantenere l’orario di apertura di mio nonno – spiega Yuri – perché prima non c’erano i palazzi qua davanti, ma c’era una fabbrica a ciclo continuo: alle 7 di mattina nonno nel suo negozio faceva le barbe agli operai che staccavano il turno e a quelli che lo stavano per iniziare”.

Altra abitudine del passato: i clienti entrano senza appuntamento. Che è anche un modo, a detta di Yuri, di far stare le persone del quartiere ad aspettare insieme, sedute non su singole sedie, ma condividendo una stessa panca. “Vorrei che la barberia fosse un luogo di incontro di persone che vengono qui per parlare, discutere e cercare di prendersi un minuto, un po’ di tempo per loro”.

A guardarsi attorno, l’obiettivo sembra centrato: i giornali in giro per il negozio sono pochi, e, pur essendoci il wi-fi, le persone in attesa del proprio turno non sono con la faccia sul telefono ma chiacchierano tra loro. Molti si salutano per nome. Entrano ragazzi, entrano uomini avanti con gli anni.

“Siamo una barberia classica, quelle mode dell’ultima ora non c’entrano niente con noi, come è che si dice, Yuri? Hipster? Noi qua portiamo avanti un’arte”, rivendica il 53enne Augusto rivolgendosi al figlio dai lunghi baffi scolpiti all’insù che ha recentemente ristrutturato il locale secondo quel gusto vintage che imperversa nelle tante barberie spuntate come funghi negli ultimi anni. All’inizio Augusto e Luigi erano dubbiosi sul ristrutturare: tanti soldi da investire e nessuna certezza di rientrare delle spese. Ma il restyling ha dato ragione al 25enne: il locale ha attratto nuovi clienti. “Sei stato bravo, Yuri, del resto ora abbiamo passato a te il testimone”: Augusto sorride al figlio mentre fa scorrere veloci le forbici sui capelli di un cliente. “Cosa sognavo di fare? Io sono ragioniere – racconta Augusto –  e da giovane non avevo grandi ambizioni. Mi vedevo più dietro una scrivania”. In attesa di cercare lavoro, è stato papà Luigi a dirgli “prova a stare qui nel negozio”. “E meno male – continua Augusto – piano piano mi sono innamorato di quest’arte. Ho frequentato una scuola allora molto importante che stava a San Lorenzo, a Roma. Perché veramente questo mestiere a me ha dato tutto, ogni giorno è un giorno nuovo, non ce ne è uno uguale all’altro ed è bellissimo per questo”.

Yuri invece da piccolo sognava di fare qualcosa di artistico. Dopo il diploma scientifico ha abbandonato presto l’idea di studiare ingegneria e ha deciso di entrare nell’impresa di famiglia. Ha frequentato un anno un’accademia di parrucchieri, poi ha messo in atto le parole di nonno Luigi: ruba l’arte con gli occhi. Così è entrato in salone e ha fatto la sua gavetta. “Ma lui è come papà – interviene Augusto – ha la dote naturale, il tocco magico”.

I Caramico lavorano 11 ore al giorno, il sabato anche di più, senza pausa pranzo, e si portano a casa – dicono – dai 1500 ai 2.000 euro al mese. “Si lavora tanto – dice Augusto – ma siamo soddisfatti di quello che facciamo”. “E tu nonno sei contento di noi, di come portiamo avanti l’attività?”, chiede Yuri a Luigi. Il nonno guarda in camera, respira e parte con la risposta: “Contentissimo…non riesco più a parlare, mannaggia a voi”. E si ricommuove.